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Il Journal of American Physicians
and Surgeons nel volume 9 numero 3 del 2004 ha pubblicato uno studio
dettagliato e curato contenente considerazioni sul legame tra vaccino
antimorbillo-parotite-rosolia e autismo.
I due autori, ricercatori e medici, Yazbak e Goldman smontano pezzo
per pezzo lo studio danese di Madsen et al. pubblicato nel 2002 che
rigettava l'ipotesi di correlazione e pareva voler mettere una pietra
sopra alla questione.
Quello studio era diventato la bandiera dietro la quale era stata
condotta la feroce battaglia al medico Andrew Wakefield, primo a
pubblicare su casi clinici che mostravano il legame tra vaccino e
autismo su Lancet.
Lo studio del J. of Ph. and Sur. ora constata e dimostra errori
statistici e di metodo che invaliderebbero l'intero studio di Madsen.
Testo integrale dello studio in:
www.jpands.org/vol9no3/goldman.pdf
Alla luce delle nostre conoscenze chiamare "l'autismo"
autismo è incompleto, riduttivo, non ci basta più, diciamo invece che la malattia dei
nostri bambini si chiama "danni da encefalite". Ecco spiegato: i vaccini causano
un rigonfiamento, un'infiammazione del cervello (encefalite) ed è questo ciò che è
accaduto loro. Volendo chiamare con il loro nome le cose che abbiamo sotto gli occhi,
dovremmo dire "Sindrome encefalica acquisita della mielina da
mercurialismo, insulto
virale, tossinico, con colite ed autoanticorpi". Naah, troppo oscuro, meglio dire
"autismo" allora...
Kathy Blanco:
kblanco@mindspring.com
Autismo
o lieve encefalite a seguito di vaccinazioni ?
Le vaccinazioni infantili prevedono che si iniettino in neonati e bambini tossine
dannose (mercurio), materiale proteico di origine animale e virus attenuati (che hanno una
forte propensione ad attaccare i tessuti nervosi).
Il dr Thomas Rivers nel 1935 riuscì a produrre un'infiammazione del cervello in
scimmie di laboratorio iniettando loro ripetutamente estratti sterilizzati di cervello e
midollo osseo di coniglio.
Questa è la sola causa di encefalite dimostrata
scientificamente, cioè encefalite insorta nell'organismo a seguito di una reazione
immunologica (allergica) a tessuti estranei.
I neonati sono in uno stadio abbastanza delicato della mielinizzazione, che inizia
nel cervelletto aIla quarta settimana e quindi si estende alle altre aree del sistema
nervoso e del cervello.
Per gli emisferi e la corteccia cerebrali, il ricoprimento della
mielina (lo strato protettivo grasso intorno ai nervi) inizia solo ad 8 mesi di vita
[Lurie, 1947]. La crescita dello strato di ricoprimento interessa tutto il sistema nervoso
fino ai 15 anni di età (in alcune aree la crescita della mielina continua fino ai 45
anni).
Studi scientifici degli ultimi 20 anni hanno evidenziato che le vaccinazioni
possono provocare rigonfiamento cerebrale.
Vaccini
e rigonfiamento cerebrale
Iwasa S, "Rigonfiamento del cervello in topi causato dal vaccino
anti-pertosse", Jpn J Med Sci Biol, 1985, 38(2):53-65
Mathur R, Kumari S, "-Fontanella protuberante- a seguito di vaccino
triplo", Indian Pediatr, giugno 1981; 18(6): 417-418
Barry W, Hatcher G, "-Fontanelle protuberanti- in neonati senza
meningite", Arch Dis Child, aprile 1989; 64(4): 635-636
Shendurnikar N, "-Fontanella protuberante- a seguito di vaccino DPT",
Indian Pediatr, nov. 1986; 23(11): 960
Gross TP, Milstien JB, Kuritsky JN, "-Fontanella protuberante- a seguito di
vaccinazione anti-difterica- tetano- pertosse e vaccino tetano- difterica", J
Pediatr, marzo 1989;114(3):423-425
Jacob J, Mannino F, "Aumento di pressione intracraniale a seguito di vaccino
anti- difterica, tetano e pertosse", Am J Dis Child, feb. 1979; 133(2):217-218
Dugmore, WN, "Edema bilaterale del polo posteriore: ipersensibilità al
vaccino Alavac P", Br J Ophthalmol, dic. 1972, 55:848-849
Ma anche a seguito di una reazione del neonato non rilevabile clinicamente, è
stato accertato che le vaccinazioni creano seri danni neurologici (alla luce di ciò, le
verifiche di solo 2 settimane che sono finora state richieste per i vaccini in commercio
risultano ampiamente inadeguate nell'accertare l'eventuale pericolosità dei prodotti
iniettati).
Il caso di Frank Maxwell (nato nell'ottobre del 1978; diagnosi: ritardo dello
sviluppo con sintomi autistici) costituisce un esempio chiarificatore di tale situazione.
Sua madre venne contattata telefonicamente per richiederle un'intervista. Sulle prime non
era molto disponibile poiché anche lei, come tante altre madri di bambini
autistici, era
stata torchiata sin troppo da ricercatori e medici curiosi. Volle comunque conoscere lo
scopo dell'intervista e, quando venne a sapere che riguardava una possibile correlazione
con la vaccinazione DPT (difterite pertosse tetano), disse immediatamente di non essersi
mai accorta di una reazione successiva alla vaccinazione e che non si ricordava nemmeno il
giorno in cui Frank era stato vaccinato. Quando le si spiegò che le iniezioni vengono
praticate di regola ad intervalli di due, quattro e sei mesi, rispose che secondo lei le
vaccinazioni non potevano aver avuto alcun ruolo determinante in merito ai disturbi di
Frank. Infatti i suoi sintomi autistici (il ritrarsi emozionale e l'evitamento del
contatto oculare) erano già comparsi nel momento in cui aveva compiuto le sei settimane
di vita e sull'esattezza di tale data non aveva alcun dubbio. Si trattava di
un'informazione sorprendente, per cui le si chiese di controllare ancora una volta il
diario relativo all'infanzia di Frank per esserne veramente sicuri. Ci ritelefonò
profondamente emozionata un'ora dopo, dicendo che, secondo le indicazioni del diario, la
prima iniezione del vaccino DPT era stata praticata a Frank proprio quando aveva sei
settimane.
Il caso di Bill Follett (nato nel gennaio del 1972; diagnosi autismo) è simile a
quello di Frank.
Suo padre non si ricordava di alcuna reazione acuta, ma riferì che suo
figlio, alcuni giorni dopo la quarta iniezione di vaccino DPT, era diventato vistosamente
distaccato e indifferente verso l'ambiente circostante e che aveva assunto un
atteggiamento di rifiuto verso gli altri.
Tale stato si era poi trasformato gradualmente
in autismo.
David Montgomery (nato nel gennaio del 1975); diagnosi: forma simile all'autismo)
manifestò un cambiamento della personalità esattamente nel periodo in cui gli fu
praticata l'iniezione del vaccino MPR (morbillo parotite rosolia). Prima di tale
vaccinazione si esprimeva con i soliti suoni tipici del ciangottio infantile. Dopo la
stessa invece cadde in un mutismo assoluto e presentò degli stati estremi di paura e
ansia per ogni forma di cambiamento della routine quotidiana, a causa dei quali si metteva
ad urlare con grida convulse.
Anche Herbert Irving (nato nel dicembre del 1981; diagnosi: autismo) evitò, dopo
la terza inoculazione di vaccino DPT, ogni contatto con le persone: "La terza
iniezione costituì la proverbiale goccia che fa traboccare il vaso. Avrebbe dovuto essere
vaccinato già da tempo, ma la data era stata spostata perché aveva mal d'orecchi. Gli
fecero l'iniezione appena cessarono i dolori alle orecchie. Era il 2 gennaio: 10 giorni
più tardi andammo in vacanza per un paio di settimane.
In quel periodo il suo stato di
salute peggiorava in continuazione. A casa, una volta rientrati dalle ferie, del tutto
indifferente al fatto di vederci o di venir preso in braccio.
Prima di quella vaccinazione
gli piaceva stare con gli altri bambini e cercava la loro compagnia: li osservava mentre
facevano i compiti e quando li guardava rideva tutto contento, oppure seguiva con
interesse i loro giochi dal suo box".
Mary Dorfmann (nata nel marzo del 1965; diagnosi: autismo) ricevette la prima
iniezione di vaccino DPT a 18 mesi, quando si trovava in ospedale. Doveva venir operata di
strabismo (che probabilmente le era stato provocato dalle vaccinazioni precedenti!). Dopo
l'inoculazione del vaccino DPT incominciò a ritrarsi in sé stessa e ad evitare il
contatto con le altre persone. I genitori attribuirono tale manifestazione ad un
"trauma emotivo" causato secondo loro dalla degenza in ospedale.
Stephen Kennedy (nato nel marzo del 1978; diagnosi: atipica con tendenze
autistiche) regredì, sotto vari aspetti, all'età di due anni e mezzo, poco dopo la
vaccinazione DPT. Da quel momento non fu più in grado di collegare le parole in maniera
logica, incominciò a soffrire di ecolalia e fu colpito anche da rigidità dello sguardo
(spasmi con assenza).
Talvolta l'unico segnale di una reazione post-vaccinale è costituito da un
cambiamento degli abituali ritmi del sonno del lattante. Le madri, ovviamente, si
ricordano con facilità tale evento.
Margaret Atwood (nata nel settembre del 1974; diagnosi: lieve autismo) dopo ogni
vaccinazione non ebbe alcuna reazione a livello sintomatologico. La madre, tuttavia, si
ricordò che Margaret cambiò i ritmi del sonno all'età di 18 mesi, poco dopo la quarta
vaccinazione. A volte, durante la giornata e prima di questa vaccinazione, era solita
appisolarsi. Dopo la stessa, invece divenne iperattiva, perse l'abitudine del sonnellino e
di notte dormiva pochissimo.
Tommy Garrett (nato nel dicembre del 1977; diagnosi: sviluppo atipico, sindrome
autistica) incominciò a scambiare il giorno per la notte e viceversa poco dopo la sua
prima vaccinazione.
"A 15 mesi, poco dopo l'inoculazione dei vaccini MPR e DT e dopo la
vaccinazione antipolio, iniziò a modificarsi il suo comportamento. Prima era molto
socievole. Parlava già e giocava. Tre giorni dopo le vaccinazioni presentava tutti i
seguenti sintomi: ostinazione, iperattività e afflosciamento.
Il suo corpo era inerte
come quello di un pupazzo floscio di stoffa. Perse la capacità di parlare e di
giocare".
I bambini affetti da sindrome post-encefalica soffrono per la loro incapacità di
essere come gli altri: "Dopo il secondo richiamo dei vaccini diventò molto difficile
nei suoi rapporti con gli altri. Piangeva in continuazione, ma non così come se avesse
dei dolori fisici; si comportava invece come se fosse indisposto o si sentisse male. In
pratica non è in grado di esprimere a parole ciò che vuol dire.
E con i movimenti del
corpo è la stessa storia. Sa ad esempio come si fa ad annodare i lacci delle scarpe, ma
il suo corpo non reagisce e non compie i movimenti necessari. Allora si agita moltissimo,
è molto irritato e scoraggiato".
A quando risale il primo caso di autismo derivante da
vaccinazione ?
Un caso di encefalite post-vaccinatoria fu registrato in Irlanda nel 1930 in un
bambino di cinque chili circa.
Fu vaccinato con anti-vaiolo il 3 maggio e si ammalò il 10
maggio: "era molto agitato ed insonne con vomito frequente. Il giorno seguente era
calmo ed apatico". Il termine autismo in realtà sarà introdotto da Kanner nel 1944,
ma questa descrizione non può che attirare l'attenzione, specie se confrontato con quelle
di migliaia di casi simili di autismo post-vaccinazioni registrati negli ultimissimi anni.
Evidentemente non sapremo mai qual è stato il primissimo caso di autismo
post-vaccinazione, ma con il caso seguente ci andiamo molto vicini. Il dott.
Combay, della
Società Medica degli Ospedali di Parigi, riportò nel 1907 (sulla rivista medica Archives
de Medicine des Enfants) un caso che gli era capitato nel 1905.
Si trattava di una neonata
in ottime condizioni di salute fino a quando, intorno ai quattro mesi di vita, non fu
vaccinata. Già all'ottavo giorno cominciò a manifestare convulsioni, accompagnate da
strabismo e altre gravi anomalie. Non morì ma rimase con "postumi molto
accentuati". Non riconosceva i luoghi, aveva uno sguardo perso nel vuoto.
"L'obnubilamento intellettuale" si sviluppò in idiozia con progressiva sclerosi
cerebrale fino a che verso i diciotto mesi di vita la bimba morì.
Il dott. Pierre Baron, dell'Ospedale di Parigi, scrisse nel 1928 un libro che
raccoglieva 255 casi di encefalite post-vaccinale a Parigi. Egli sottolineò che tutti
questi casi furono volutamente ignorati dai rapporti medici o classificati come polmoniti
o altro.
Nel 1923, 1924 e 1925 in Inghilterra si cercò di vaccinare la popolazione contro
il vaiolo.
Vennero eseguite migliaia e migliaia di vaccinazioni. Si verificò un notevole
aumento nei casi di encefalite letargica. Nel 1924, in Inghilterra ed in Galles si
registrarono 6296 casi di questa e di altre affezioni simili, su un totale di popolazione
di 38.746.000 individui; insomma 162 casi per ogni milione di abitanti. A
Liverpool, su
una popolazione di 836.000 abitanti furono riportati 257 casi di tale malattia; cioè 306
casi per ogni milione di abitanti. La vaccinazione a Liverpool era stata molto più
estensiva rispetto alla media dell'Inghilterra e del Galles.
Nel Lancet, il più importante giornale inglese sulla medicina, del 4 settembre
1926, si riportarono sette casi di encefalo-mielite (infiammazione del cervello e del
midollo spinale, e delle loro membrane), in seguito a vaccinazione in due ospedali di
Londra. Il prof. Turnbull ed il prof. McIntosh, i quali studiarono attentamente questi
casi, avevano pubblicato inizialmente sul British Journal of Experimental
Pathology:
"Non esistono dubbi sul fatto che la vaccinazione abbia costituito il fattore casuale
definitivo". A riprova di ciò erano stati pubblicati "i contenuti dei rapporti
clinici, le autopsie e le descrizioni dei cambiamenti patologici, sia notevoli sia minori,
nel sistema nervoso centrale, nelle zone vaccinate, nelle ghiandole linfatiche proprie di
quelle zone ed in altri tessuti".
Delle immagini grafiche perfettamente chiare
illustravano le lesioni istologiche trovate nel midollo spinale nella parte più bassa.
"La prova eziologica tratta dalle manifestazioni cliniche e istologiche è molto
evidente, ed è confermata anche dai risultati degli esperimenti biologici (condotti su
animali)".
La rivista The New York State Journal of Medicine del 15 maggio 1926 riportava due
articoli tratti da riviste straniere sul diffondersi di casi simili in Europa: "Casi
di sintomi cerebrali da encefalite a seguito di vaccinazioni sono stati riportati in
Olanda, Cecoslovacchia e Germania.
In Svizzera sono stati riportati casi di
meningite
post-vaccinale".
Fu allora che la Germania modificò la legge sulla vaccinazione antivaiolo a favore
di una meno rigida applicazione della stessa, in quanto "le persone vaccinate
sviluppavano un tipo di infiammazione cerebrale (encefalite post-vaccinatoria) che causava
la morte o, in alcuni casi, una forma leggera di alienazione mentale".
Naturalmente
stiamo ancora parlando di encefaliti post-vaccinatorie (o no!?), in quanto il primo caso
di autismo nella storia riconosciuto dai medici (nonché la definizione di autismo) risale
come abbiamo detto al 1944.
La rivista Journal of the American Medical Association del 3 luglio 1926 afferma a
pagina 45: "In regioni nelle quali non è stato ancora organizzato un programma su
vasta scala di vaccinazioni della popolazione la paralisi totale da encefalite è rara. È
impossibile negare una correlazione tra vaccinazioni e le epidemie di encefaliti".
Tra il 1980 e il 1990 fu possibile riscontrare danni neurologici in alcuni bambini
autistici. Il dato più interessante riguarda il danno al sistema
limbico, in particolare
all'amigdala e all'ippocampo.
La d.ssa Margaret Bauman e il dr Thomas Kemper hanno
raccolto la maggior parte di queste ricerche nel libro "The neurobiology of
autism", The John Hopkins University Press, Baltimora 1994. In pratica essi mostrano
addensamenti anomali di neuroni nell'amigdala e nell'ippocampo di persone con autismo. In
molti autistici questi neuroni sono più piccoli che nelle persone sane. Non è stata
ancora accertata con certezza la causa di questi danni.
Lesioni dell'ippocampo producono in esperimenti animali gli stessi problemi
comportamentali che caratterizzano l'autismo. Gli stessi danni al lobo temporale mediale
furono documentati in studi umani su autistici usando pneumoencefalogrammi. Già nel 1975
fu pubblicato un articolo sulla rivista Cortex che descriveva una sindrome adulta simile
all'autismo con danni subiti al lobo temporale e conseguente perdita di significato
emotivo attribuito agli oggetti e alle persone, incapacità di stabilire relazioni
sociali. Nel 1981 fu evidenziato che una particolare sindrome neurologica, quella di
Kluver-Bucy, sia il preciso equivalente neurologico dell'autismo. Essa è prodotta da una
lesione sottocorticale artificiale dell'amigdala e della neocorteccia temporale
sottostante.
Dopo aver subito una lesione del genere le scimmie non riescono più a
riconoscere gli oggetti e gli altri animali, con la conseguenza che si comportano
socialmente in modo grossolanamente inadeguato. Mostrano pure una docilità paradossale,
mancano di spontaneità e talvolta una rabbia non appropriata.
Damasio e Mauer hanno ipotizzato che "la sindrome autistica deriva da una
disfunzione in una struttura bilaterale neurale che include l'anello della corteccia
mesolimbica che si trova nei lobi mesiali frontali e temporali, noto come
neostriatum, e
nei gruppi nucleari anteriori e mediali del talamo" [Damasio, 1978]. Allo stato
attuale degli studi scientifici, però, non è detto che ci sia una correlazione
causa-effetto tra danni ai lobi temporali e patogenesi dell'autismo, potrebbe la causa
prima essere un'altra e i danni al lobo temporale intervenire come una delle conseguenze.
Di certo c'è una diminuzione del flusso sanguigno e della funzione del lobo temporale del
cervello di bambini autistici, come è stato evidenziato dal Dr Israel Mena e Dr. Bruce
Miller usando la tecnica NeuroSPECT.Gillberg nel 1986 descrisse il caso di una ragazza
13enne che sviluppò una tipica sindrome autistica dopo un attacco di encefalite. La TAC
rivelò un'estesa distruzione bilaterale del parenchima del cervello e dei lobi temporali;
c'era anche un coinvolgimento delle parti inferiori dei lobi parietali. Nel 1981
DeLong,
Bean e Brown avevano già descritto la comparsa di sintomi autistici a seguito di malattia
encefalica con lesioni subite nei lobi temporali, principalmente nella parte sinistra.
Nel 1989 un articolo sul Journal of Autism and Developmental Disorders riportò il
caso di un 14enne che fu ricoverato all'ospedale per encefalite. Fu riscontrato un certo
danno al lobo temporale cui seguì perdita delle capacità di linguaggio, socializzazione
e memoria.
Il fenomeno dell'encefalite non costituiva più un segreto per i medici già a
partire dagli anni Venti e Trenta. Kanner commise un errore quando pensò che l'autismo si
differenziasse "nettamente da tutto ciò che c'era stato in precedenza" e che
fosse un fenomeno "singolare".
Sapeva Kanner che, secondo studi di neurologi di
10 anni prima, le encefaliti "si manifestano come sindromi cliniche assai
differenziate" e che quali postumi dell'encefalite ci sono combinazioni di disturbi
della personalità, "quasi tutte le compromissioni immaginabili relative alla
personalità e alle facoltà di sviluppo" - (Josephine Neal, prof.ssa di neurologia,
Università di Columbia, 1933) ?
Sebbene nel 1943 l'autismo fosse molto meno diffuso che negli anni successivi, si
potrebbe pensare che Kanner avrebbe potuto trovare con una certa facilità degli individui
affetti da autismo, in particolar modo nelle case di cura per portatori d'handicap e nelle
scuole speciali dove gli stessi venivano assistiti come persone affette dalla
"sindrome post-encefalica".
Ma questo errore di Kanner è scusabile in quanto
egli stesso non era un neurologo, ma uno psichiatra. Dato che le prime descrizioni
sull'autismo erano talmente unilaterali e si concentravano esclusivamente sui presunti
aspetti "emozionali" del disturbo, la classe medica degli anni Quaranta imboccò
la strada sbagliata. In seguito gli psichiatri non furono più disposti a rinunciare ad
una malattia di propria competenza che procurava loro un numero rilevante di ore di
terapia ben remunerata. Le cause neurologiche dell'autismo rimasero perciò sconosciute
per anni e la teoria della "madre frigorifero" iniziò a diffondersi e ad
affermarsi sempre più.
I ricercatori e gli esperti di psichiatria avrebbero dovuto riconoscere la
correlazione con il fenomeno dell'encefalite almeno in seguito, quando negli anni Sessanta
si videro confrontati con le reali ed eclatanti dimensioni neurologiche dell'autismo e dei
danni subclinici al cervello, e con i rispettivi tratti, quali la tendenza agli attacchi
di tipo epilettico, il ritardo mentale, la paralisi cerebrale e altre manifestazioni
analoghe, che anche i più eminenti psicoanalisti di scuola freudiana non potevano
ascrivere in coscienza agli "handicap emozionali". Inoltre si sapeva pure da
tempo che numerose forme di encefalite erano dovute alle vaccinazioni. Eppure risultò
impossibile a tutti risalire dall'autismo all'encefalite, dall'encefalite alle
vaccinazioni. O forse l'estrema riconoscibilità di questa situazione fu proprio il motivo
per cui i medici si tennero lontani da qualsiasi analisi della realtà dei fatti.
Ogni
accenno alle encefaliti quali conseguenze delle vaccinazioni andava a colpire
inevitabilmente i programmi della vaccinoprofilassi infantile che stavano diventando
sempre più di moda. Dato che nessuno voleva opporsi a tali programmi, l'encefalite, quale
probabile fatto patologico conseguente alle vaccinazioni, non fu mai oggetto né di
ricerche approfondite, né di discussione pubblica.
Le tipiche reazioni acute conseguenti alle vaccinazioni multiple sono: febbre
elevata, stato estremo di sonnolenza, otite, diarrea e altri disturbi gastrointestinali,
vomito, tosse, strilli acuti e pianto persistente, svenimenti, shock, spasmi, convulsioni,
spasmi dell'infanzia, perdita del controllo muscolare, emicranie, difficoltà di respiro e
allergie (13).
Tali manifestazioni reattive post-vaccinali sono quelle che si manifestano nelle
encefaliti acute.
Il soggetto colpito da encefalite soffre quasi sempre di disturbi del sonno:
"F.B., un ragazzo di undici anni, venne portato nella clinica il 12 novembre 1923.
Diagnosi: debolezza fisica. Nel dicembre 1919 aveva avuto un lieve attacco di encefalite.
Quattro giorni dopo i suoi ritmi del sonno e del riposo notturno erano cambiati
completamente e in modo palese. Per due anni consecutivi non volle mai andare a dormire di
notte, ma restava sempre sveglio ed iperattivo. Strappava la biancheria da letto, faceva
chiasso, gridava forte, parlava da solo e correva in giro per la stanza. Si
tranquillizzava soltanto verso il far del giorno e durante la giornata dormiva per periodi
di due o tre ore.
Durante gli intervalli in cui era sveglio si metteva a piangere" [Kennedy, 1928].
Le forti emicranie sono un altro sintomo vistoso dell'epidemia encefalitica. Esse
possono insorgere sporadicamente e sparire sempre nel corso della malattia, mentre
continuano a persistere, per tutto il resto della vita, una tendenza agli attacchi di
emicrania e ad altri tipi di mal di testa. Nella letteratura medica non si trovano casi di
emicranie quali reazioni post-vaccinale. È ovvio tuttavia che un bambino, ad es. di due o
quattro mesi, non è in grado di dire o segnalare ai suoi genitori che ha tale disturbo.
Due pediatri della California riferirono nel 1979 di aver riscontrato in un bambino, entro
24 ore dall'inoculazione mediante iniezione del vaccino trivalente DPT, "il
rigonfiamento di una fontanella unitamente ad un'accresciuta pressione
intracraniale".
Il piccolo era irritabile [Jacob, 1979]. Del resto "le urla
acute" e "il pianto persistente" che compaiono con frequenza così notevole
quali reazioni post-vaccinale, nonché la circostanza per cui i bambini piccoli si tirano
così spesso gli orecchi, rivelano in modo chiaro che questi piccoli soffrono di emicrania
(oltre che di otite) [Coulter, 1985].
Diarrea, vomito, flatulenze, gastroenteriti, gastralgie, enuresi, stitichezza,
mancanza di controllo dei muscoli costrittori, sono sintomi riscontrabili nelle vittime di
encefalite e che spesso vengono segnalati dopo l'inoculazione del vaccino DPT
[Byers,
1948]. Alberto Garcia venne vaccinato all'età di 15 anni con il prodotto
MPR. Il giorno
seguente la sua temperatura salì a 40 °C e nell'arco della giornata ebbe 17 attacchi di
diarrea con feci liquide, oleose e giallo- verdastre, in base alle quali venne
diagnosticata un'infezione di salmonellosi. Nel giro di un mese cessò di parlare e
successivamente comparvero i sintomi dell'autismo.
Melvis Ellis reagì alla prima e quarta iniezione con una grave forma di
gastroenterite. La seconda volta (a 18 mesi) venne portato in ospedale. La diagnosi
attuale è quella di "stato simile all'autismo".
Rosanna Hammond, nata nel 1960, presenta, in base all'attuale diagnosi medica,
"un grave ritardo di sviluppo".
Sua madre si ricorda che il sintomo più vistoso
fu una persistente stitichezza comparsa dopo la vaccinazione.
Il mutismo è un'altra conseguenza delle vaccinazioni. Paul Galloway, che aveva
reagito tutte le volte con notevole violenza ad ogni inoculazione di vaccino
DPT, perse
gradualmente la capacità di parlare e a 18 mesi, poco dopo la quarta inoculazione dello
stesso vaccino, diventò completamente muto. Attualmente è diagnosticato come
autistico.
A Keith Miller successe la stessa cosa: da lattante era ancora in grado di strillare, ma
un po' alla volta perse la voce e ora riesce a comunicare soltanto con un linguaggio a
segni. Lo stesso accadde a Gary Keys: "Prima della vaccinazione era già in grado di
parlare, ma poi smise completamente e non riusciva neppure a balbettare fra sé e sé. Da
allora non ricominciò più a parlare. Non è più stato lo stesso di prima.
Fino a quel
momento era stato un bambino completamente sano che non aveva mai avuto nulla, nemmeno un
raffreddore.Ripleys Forbes, attualmente diagnosticato come autistico ebbe dopo la seconda
vaccinazione delle crisi incontrollabili. A tutt'oggi soffre di tali attacchi (attualmente
ha 10 anni) e non è in grado di parlare.
Sua madre racconta quanto segue: "È in
grado di cantare le canzoni degli spots pubblicitari e le canzonette sentite al
registratore, ma non è capace di parlare, a meno che non gli si faccia sentire qualche
frase. Soltanto allora è in grado di ripetere le parole che ha sentito".
Ben documentati, quali conseguenze della vaccinazione trivalente DPT, sono gli
attacchi di tipo epilettico, come sta a dimostrare il caso di Paul Hamill:
"L'appuntamento col medico era fissato per il 21 maggio, esattamente quattro mesi
dopo la prima iniezione, e in tale data ricevette la seconda iniezione di vaccino
DPT.
Durante la notte gli venne una febbre leggera, ma non mostrò alcun sintomo patologico
fino al 27 maggio.
Quel giorno eravamo a tavola e lui era seduto nella sua seggiolina sul
pavimento. Balbettava e farfugliava tranquillamente; tutto d'un tratto smise di
ciangottare. Guardai verso di lui per rendermi conto perché fosse diventato così
tranquillo e silenzioso. Fissava con lo sguardo il soffitto. Gli misi la mano davanti agli
occhi, ma lui non se ne accorse. Tale stato durò circa 30-40 secondi. Lo stesso fatto si
verificò il 28 maggio per quattro o cinque volte, con una durata rispettivamente di 30-40
secondi. Il 29 maggio si svegliò alle sette di mattina.
Era molto vispo. Lo misi sul fasciatoio per cambiarlo, quando improvvisamente si mise ad urlare come un pazzo, con
delle urla così atroci che mi facevano gelare il sangue nelle vene.
Si agitava sempre
più e divenne molto irrequieto. Poi diventò completamente apatico e non ebbe più alcuna
reazione. Lo chiamai per nome, battei le mani, ma non si muoveva. Lo chiamai per nome,
battei le mani, ma non si muoveva. Le sue braccia penzolavano inerti lungo i fianchi e
diventò completamente flaccido come un pupazzo di pezza. Tale condizione durò più o
meno 30 secondi". Dopo un mese il medico gli iniettò un'altra dose di vaccino DPT e
gli attacchi epilettici divennero più frequenti, sino a 100 al giorno, sebbene assumesse
quotidianamente ben cinque farmaci diversi. Oggi Paul Hamill presenta ritardi dello
sviluppo, tratti autistici e continua ad avere ancora degli attacchi epilettici.
Tra i casi di sindrome encefalica registrati in Gran Bretagna nel 1928 furono
notati dai medici "cambiamenti del morale e del carattere dei pazienti, e tali
peculiarità si manifestano con una sorprendente uniformità".
In particolare, nella
sindrome post-encefalica, non solo si subisce una perdita delle capacità di interagire
socialmente, ma si reagisce a ciò con iperattività e atteggiamenti violenti. Nella
maggior parte dei casi di sindrome post-encefalica non ci sono, almeno inizialmente,
problemi evidenti e manifesti del sistema nervoso, ma col tempo l'infiammazione porta
danni che alterano le capacità di comunicazione e di relazione sociale.
Nel 1988, Dietrich e collaboratori, usando scansioni del cervello con risonanza
magnetica su neonati e bambini dai 4 giorni di età ai 36 mesi, hanno dimostrato che i
bambini ritardati nello sviluppo avevano anomalie nella mielinizzazione.
Le autopsie su persone decedute per encefalite post-vaccinica rivelano numerose
piccole lesioni giallognolo-rosa nella sostanza bianca del cervello, del cervelletto e del
midollo spinale. C'è "una distruzione delle guaine di mielina in queste lesioni. I
nervi stessi sono assai meno compromessi che non le guaine di mielina"
[Merritt,
1979].
Il dato di fatto che l'encefalite, compresa l'encefalite provocata dalle
vaccinazioni, possa determinare una perdita di mielina è noto sin dagli anni Venti
[Bender, 1943]. Ma soltanto nel 1935, quando l'eminente scienziato americano Thomas Rivers
scoprì il fenomeno noto come "encefalomielite allergia sperimentale", si
comprese quale fosse la dinamica di tale processo e quale ruolo pregiudizievole avesse la
reazione allergica nel caso dell'encefalite.
Sino a quel momento la classe medica aveva supposto che l'encefalite venisse
provocata direttamente da una infezione batterica oppure virale del sistema nervoso. Gli
specialisti tuttavia, quando si misero alla ricerca di tali microrganismi infettivi, non
trovarono nessuno e il fattore causale determinante l'encefalite restò per un certo
periodo un enigma. Il mistero venne svelato allorché Rivers provocò nelle scimmie
un'infiammazione cerebrale sperimentale, inoculando loro ripetutamente degli estratti
sterilizzati (cioè eventuali batteri o virus erano stati eliminati) di cervello di
coniglio e altre sostanze ricavate dal midollo spinale dello stesso animale
[Rivers,
1935].
Volendo simulare le funzioni del cervello umano nella loro complessità e
globalità bisognerebbe costruire un computer avente la consistenza di due interi
quartieri urbani ampiamente provvisti di tutti i necessari circuiti elettrici ed
elettronici, nonché delle rispettive sinapsi. un singolo neurone infatti può trasmettere
contemporaneamente parecchi messaggi, esattamente come una singola linea può inoltrare
parecchie telefonate o telegrammi.
L'effetto di una encefalite sul cervello potrebbe essere paragonata ai danni
provocati dai rovinacci e rottami pesanti che, cadendo su un qualsiasi punto della parte
superiore di un computer, lo sfondano, pregiudicando gravemente i dispositivi sottostanti.
Nel 1959 si scoprì che il vaccino della pertosse, se addizionato alla sostanza
sperimentale da iniettare, svolgeva un'azione allergica particolarmente intensa su tutti i
tipi di animali da esperimento.
La riuscita degli esperimenti finalizzati a provocare reazioni allergiche viene
quindi favorita aggiungendo il vaccino antipertossico alla soluzione da iniettare. I topi
(oppure i conigli, i criceti, ecc.) muoiono di conseguenza più rapidamente e in maggior
numero. In eguale maniera l'aggiunta del vaccino alla soluzione sterile del cervello e del
midollo spinale contribuisce in modo notevole a far insorgere un'encefalite allergica
[Cherry, 1988].
Per tali motivi il vaccino anti-pertosse è "l'adjuvant"
(adiuvante) preferito per gli esperimenti che debbono provocare l'encefalomielite
allergica [Coulter, 1985].
Le autorità statunitensi responsabili per la vaccinoprofilassi non hanno
evidentemente la benché minima perplessità rispetto al fatto che ai bambini americani
venga inoculato un "adiuvante", il quale abbia, fra tutti gli additivi
biochimici, la massima capacità di provocare reazioni allergiche!
Però ci rassicurano, perché non ci sono pericoli (!?): Non esiste alcuna prova
che uno qualsiasi degli effetti del vaccino anti-pertosse impiegato di norma quale
"adiuvante" nelle prove di laboratorio possa manifestarsi pure nei bambini che
hanno ricevuto tale vaccino [Cherry, 1988]. Questo certamente non ci consola o rassicura.
Nel 1971, Paul Wender, eminente dottore ed autorità scientifica del suo tempo,
scrisse che "danni subclinici al cervello avvengono insieme, e probabilmente
contribuiscono, alla patogenesi di praticamente tutti i disturbi di comportamento
infantili". Normalmente, quando riceviamo informazioni attraverso i sensi, ne
estraiamo il significato e lo organizziamo nella forma di concetti e di idee. Danni
subclinici al cervello, però, impediscono o disturbano questo processo.
Nel 1965 a seguito del Immunization Assistance Act, tutti gli stati USA iniziarono
a creare dei programmi di vaccinazione su larga scala resi poi obbligatori. Entro il 1970,
i medici riscontrarono tutta una serie di bambini di 4-5 anni neurologicamente disturbati.
Nel periodo 1969- 1981 (National Health Review Survey, 1986), l'incidenza di patologie
croniche limitanti l'attività in ragazzi di età inferiore ai 17 anni era aumentata,
senza spiegazione apparente, del 44%. La maggior parte delle patologie erano correlate con
sindromi post- encefaliche.
L'asma infantile aumentò del 65%, le patologie mentali e del
sistema nervoso dell'80%, patologie mentali non-psicotiche del 300%, malattie degli occhi
e delle orecchie del 120%, perdita di udito del 129%.
Nel 1982 Norman Geschwind e Peter Nohan sottolinearono che spesso molti dei sintomi
sopracitati erano correlati tra di loro nello stesso paziente: autismo,
celiacismo, dislessia, balbuzie, emicranie, disabilità mentali e mancinismo:
qual era il filo
conduttore se non l'attuazione su scala nazionale di un numero sempre crescente di
vaccinazioni
?
I primi grappoli di casi autistici negli anni '40 coincidono con l'inizio delle
grandi campagne nazionali di vaccinazioni multiple. Le disabilità mentali emersero 8 o 10
anni più tardi, quando i bambini della stessa generazione sembravano avere difficoltà
croniche a scuola.
L'anno 1963 ha segnato l'inizio di un generale ed inesorabile declino
dell'intelligenza negli Stati Uniti.
Nel 1963 il punteggio medio di adolescenti al test SAT era 478 e quello del test di matematica era 502. Nel 1980 questi valori erano scesi
rispettivamente a 424 e 466. Oggi i punteggi a questi test sono i più bassi mai fatti
registrare.
Nel 1977 fu creata una commissione che cercasse di identificare le ragioni per
questo declino del quoziente intellettivo nella popolazione. 79 ipotesi furono avanzate.
Nessuna riusciva a spiegare consistentemente il fenomeno.
Il problema delle vaccinazioni
non era una di queste 79 ipotesi.....
Un'emergenza di disturbi di sonno nella popolazione giovanile iniziò negli anni
'60, cioè parallelamente all'epidemia di danni subclinici al cervello. Naturalmente i
disturbi del sonno vennero visti come un problema psichiatrico da controllare con terapie
e farmaci che danneggiano ulteriormente il cervello e la psiche.
Nel 1970, comparve una
nuova sindrome del sonno, cioè l'inabilità ad addormentarsi fino a notte inoltrata nelle
prime ore del mattino. Problemi di controllo urinario possono accompagnare questa
situazione di danni subclinici al cervello.
In base a ricerche passate, molti pazienti post-encefalitici erano mancini oppure
ambidestri, condizione che si riscontrava pure nei bambini colpiti da danni
post-vaccinici. La madre di Keith Miller, che oggi è diagnosticato come moderatamente
autistico, si ricorda che suo figlio, all'età di due anni circa, incominciò ad usare il
cucchiaio con la sinistra e non più con la destra.
Secondo una ricerca negli USA nella
metà degli anni '80, il 13% dei ventenni era mancino, mentre fra i cinquantenni lo era
soltanto il 5%. È possibile che l'encefalite subclinica, provocata dalle vaccinazioni di
massa e che infierì a livello epidemico a partire dal 1945, sia stata la causa di un
numero oltremodo rilevante di mancini e di ambidestri, indice ciò di danno cerebrale
subclinico ?
Uno studio della Yale Medical School (1984) rivelò che danni subclinici al
cervello sono "forse il problema più comune ed impegnativo dal punto di vista del
tempo negli studi medici pediatrici".
Persino la American Medical Association ha
ammesso la gravità del problema. È stato stimato che danni subclinici al cervello
colpiscano il 20% circa dei bambini in età scolare e, nella sua forma più lieve, vengono
definiti Sindrome di Deficit Attentivo (viene trattata farmacologicamente con
Ritalin, ma
questo ed altri farmaci stimolanti provocano solo maggiore danno al cervello).
*Altri sintomi psicologici attribuiti ai danni subclinici al cervello causati da
encefalite post- vaccinale sono debolezza dell'ego, incapacità nel concettualizzatre e
acquisire esperienze, frammentazione intellettuale, costante ricerca della struttura,
mancanza di socializzazione, sensazione di inadeguatezza.
Bambini, adolescenti e adulti con danni subclinici al cervello possono anche avere
disturbi di appetito.
Coloro che soffrono di anoressia nervosa sicuramente hanno danni subclinici al cervello. Bambini con danni subclinici al cervello possono anche soffrire di
bulimia, una condizione che, come l'anoressia, divenne nota negli USA negli anni '60.
Circa il 15% degli adolescenti negli USA fa esperienza o di anoressia o di bulimia. Anche
l'incidenza di persone mancine, un sintomo correlato a danni subclinici cerebrali è
salito dal 5% delle persone tra i 50 e i 60 anni al 13% delle persone che hanno 20 anni.
Leggiamo il foglietto illustrativo del vaccino della pertosse prodotto dai
"Connaught Laboratories", 1986:
"Reazioni sistemiche quale febbre occorrono molto frequentemente. Sono stati
osservati anche problemi respiratori. Eventi da moderati a gravi quali febbre a 40 e
oltre, pianti continui ed inconsolabili che durano per tre ore o più, gridi ad alta
intensità, collassi o convulsioni. Complicazioni neurologiche più gravi, quali
convulsioni prolungate o encefalopatia, occasionalmente fatali, sono stati riportati.
Reazioni anafilattiche sono state riportate. Comparsa di spasmi infantili sono occorsi in
bambini che hanno ricevuto il vaccino combinato DPT o DT".
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citazione: Per più di 25 anni è stato ben noto che il vaccino
della pertosse è un affidabile adiuvante per la produzione di encefalite allergica
sperimentale. Questa encefalomielite allergica sperimentale è mediata da linfociti
sensibilizzati piuttosto che da meccanismi di anticorpi del sangue. Il vaccino della
pertosse è stato anche usato come adiuvante per ottenere le seguenti patologie autoimmuni
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vaccinazione DPT è di 6 su 100.000. Vengono riportati 8 di questi casi.
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Iniezione di vaccino della varicella nella circolazione di maialini di Guinea era
accompagnata da sviluppo nel sistema nervoso di disturbi circolatori sub-clinici e di
fenomeni distrofici infiammatori di carattere reversibile. Usando un metodo di
immunofluorescenza gli antigeni del virus del vaccino è stato rivelato nei neuroni
del cervello e del fluido spinale degli animali. Notevoli processi emodinamici e processi
distrofici infiammatori furono rivelati nel sistema nervoso di un bambino che era morto di
encefalite post-vaccinica; antigeni al virus della varicella furono trovati in varie parti
del sistema nervoso.
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Un 12enne, precedentemente sano, mostrò i tipici segni di encefalomielite
disseminata acuta 4 giorni dopo la vaccinazione influenzale. La tomografia computerizzata
dimostrò unarea sub-corticale di bassa intensità nellemisfero cerebrale
sinistro. Il fluido cerebrospinale conteneva elevati livelli di immunoglobuline,
specialmente IgG, ed un rapporto anomalo della catena kappa:lambda. Test cutanei per
ipersensibilità alla proteina delluovo furono negativi, ma fu osservato un nuovo
aumento di immunoglobuline e proteine del fluido cerebrospinale entro 10 giorni dai test
cutanei.
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